La Giornata della Terra ci invita ogni anno a riflettere sul nostro legame profondo e inscindibile con il pianeta. Quest’anno vogliamo dedicare la Giornata Mondiale della Terra a un leader che per primo ha portato il Pianeta all’attenzione di tutti e tutte, unendo la scienza e l’etica alla fede: Papa Francesco.
Mai prima d’allora un Pontefice aveva dedicato una lettera enciclica interamente alla salvaguardia dell’ambiente e alla cura della nostra casa comune, sottolineando chiaramente la relazione indissolubile tra tutela ecologica, giustizia sociale e dignità umana. Proprio nove anni fa, Papa Francesco si recava a Villa Borghese al Villaggio per la Terra, una delle più grandi manifestazioni d’Italia per celebrare il nostro pianeta.

Laudato Si’, la prima enciclica della storia dedicata alla nostra casa comune, è uno dei testi più attuali e rivoluzionari al mondo. Il 2015 è stato un anno fondamentale per il nostro Pianeta: pochi mesi dopo la pubblicazione dell’enciclica, a Parigi si è tenuta la COP21, passata alla storia grazie alla firma dell’Accordo di Parigi, in cui per la prima volta gli Stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) sancirono il proprio impegno a mantenere l’aumento delle temperature entro 2° gradi rispetto all’epoca preindustriale, con l’ambizione di rimanere entro 1,5° gradi. In seguito all’Enciclica Laudato Si’, Papa Francesco ha pubblicato Laudato Deum, un grido di esortazione che ci mette di fronte all’urgenza del momento, ricordandoci quanto siamo prossimi a un punto di non ritorno.
In una giornata così importante riteniamo che, indipendentemente dai credo, sia indispensabile riflettere sul presente e sul futuro del nostro pianeta. Un documento così completo e dettagliato offre uno spunto di riflessione molto amplio; colloca il cambiamento climatico all’interno di un contesto geopolitico specifico, considera uno scenario olistico, e ci fornisce gli strumenti e la speranza per agire su tutti i fronti, proprio come richiesto dallo sviluppo sostenibile.
Perchè si chiama Laudato Si’?
Il nome delle encicliche deriva spesso dalle parole utilizzate per aprire le lettere destinata ai vescovi e alle chiese di tutto il mondo. In questo caso, Papa Francesco si è ispirato al Cantico delle Creature di San Francesco, uno dei testi poetici più antichi della letteratura italiana di cui ci sia giunto anche l’autore. Tuttavia, se San Francesco celebra e loda la bellezza del Sole, della Terra, dell’Acqua della Luna e delle Stelle rivolgendosi a Dio, Papa Francesco decide di parlare a «ogni persona che abita questa terra» (LS 3).
Di cosa parla l’enciclica Laudato Si’?
In larga parte è l’uomo che prende a schiaffi la natura, continuamente. Noi ci siamo un po’ impadroniti della natura, della sorella terra, della madre terra.


Il sottotitolo dell’enciclica “sulla cura della nostra casa comune” introduce chiaramente gli argomenti principali affrontati in questa lettera; paragonare la Terra alla nostra casa aiuta ad avvicinarci al concetto della cura e del rispetto, alla base della sostenibilità e anche dei requisiti ESG (environmental, social e governance). Spesso il cambiamento climatico viene associato a sporadici eventi estremi che capitano in zone remote del mondo, ma non è così, e negli ultimi anni abbiamo visto che anche la nostra penisola è diventata scenario di devastazione a causa di fenomeni estremi.
Il riscaldamento globale avviene in modo sincrono e ubiquitario sul nostro pianeta, generando impatti ambientali, sociali ed economici ovunque. Il fatto che la casa sia comune, invita tutte le persone ad attivarsi e a prendersi cura di ciò che è nostro, insieme, come una vera e propria famiglia.
Inoltre, il riscaldamento climatico è causato dalle attività dell’uomo, e quindi può essere risolto dagli stessi esseri umani. L’abuso delle risorse è proprio uno degli argomenti trattati nel primo capitolo, insieme allo stato attuale del riscaldamento climatico, legato alla perdita di biodiversità ma anche alle disuguaglianze sociali. A questo capitolo fanno seguito estratti della Bibbia riferiti alla creazione, e l’invito a non interpretare quei testi come una scusa per dominare il pianeta in qualità di esseri umani, ma a prendercene cura come bene comune anche per le future generazioni, come enunciato dalla definizione di sviluppo sostenibile.
L’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti.
L’ecologia integrale, il futuro della Terra
Un concetto molto importante introdotto da Papa Francesco è quello di “ecologia integrale“, ovvero dell’interconnessione delle tre dimensioni: ambientale, sociale ed economica.
Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale.
Anche questa intuizione è preziosa per comprendere correttamente l’impatto del riscaldamento globale e studiare delle soluzioni che agiscano su tutti e tre i fronti. Spesso si tende a trattare ogni area separatamente, senza associare i rischi potenziali ed effettivi sugli altri versanti. L’analisi del problema in maniera olistica ci invita a trovare delle soluzioni che comprendano tutti e tre gli aspetti. Non ci possiamo limitare alla sola scienza che condivide dati e scenari sempre più completi riguardo agli ecosistemi ambientali, ma è necessario vedere come agiscono tra di loro la natura e gli esseri umani, contestualizzando queste relazioni nei contesti geopolitici attuali e inserendo come variabili la cultura, la comunità, la famiglia e molti altri aspetti di primaria importanza.
In conclusione, le “soluzioni integrali devono considerare le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali”, in quanto la crisi ambientale è intrinsecamente legata a quella sociale e antropologica. Se inseriamo un aspetto “spirituale”, che non deve essere collegato per forza alla religione, possiamo parlare di “conversione ecologica” a cui dobbiamo prendere parte sia come individui che come società, promuovendo un dialogo in cui “la Chiesa non ha motivo di proporre una parola definitiva e capisce che deve ascoltare e promuovere il dibattito onesto fra scienziati, rispettando le diversità di opinione”.
Queste parole ci fanno comprendere la virtù promossa da Papa Francesco, che va ben oltre la fede e sfocia nell’etica, nella vita quotidiana e nel sistema economico.
La “Cultura dello scarto”


Questo passaggio è fondamentale perchè centra il cuore del problema, nonchè la soluzione: una rivoluzione culturale. L’epidemia del nostro tempo è la cosiddetta cultura dello scarto, proseguo del “paradiso dell’abbondanza” già introdotto da Papa Giovanni Paolo II.
L’eccessiva disponibilità e il facile acceso alle risorse naturali, ai luoghi, alle informazioni, agli oggetti, ci hanno reso avidi e indifferenti, e hanno contribuito alla spaccatura del mondo in due categorie: chi ha troppo e chi non ha niente.
La denuncia della «cultura dello spreco” si riferisce allo sfruttamento e al degrado dell’ambiente naturale come se fosse una risorsa inesauribile, ignorando le diseguaglianze sociali che ne conseguono:
«La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia» (LS, 21).
Nell’enciclica viene approfondito il tema dell’acqua, invitando ad un uso responsabile e ad una gestione equa delle risorse idriche. Si parla di degrado del suolo e di agricoltura rigenerativa, e si evidenzia una soluzione già presente e percorribile come quella dell’economia circolare. Si sottolinea come la condivisione e l’utilizzo sostenibile delle risorse siano parte dei diritti umani fondamentali, in particolare se pensiamo che il 30% del pianeta (2,1 miliardi di persone) non ha l’acqua corrente, e il 60% non possiede i servizi igienici adeguati (4,4 miliardi di persone). «L’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone e per questo condiziona l’esercizio degli altri diritti umani».
Per quanto riguarda l’alimentazione, gli eventi estremi metereologici sono la principale causa dell’insicurezza alimentare nel mondo, oltre ad essere causa ed effetto dei conflitti. L’introduzione di politiche a livello internazionale risulta quindi imprescindibile.
Lo spreco manifesta disinteresse per le cose e indifferenza per chi ne è privo. Lo spreco è l’espressione più cruda dello scarto.
Viene introdotto dunque il concetto di “debito ecologico” dei paesi ricchi nei confronti di quelli poveri, maggiormente colpiti dagli effetti del riscaldamento globale che causa anche l’emigrazione involontaria di 41 persone al minuto. Nei prossimi anni questo valore è destinato a salire, diventando una persona al secondo. La giustizia climatica è quindi tra i capitoli significativi dell’enciclica, in linea con l’attenzione del Papa verso i poveri e i migranti.
La giustizia sociale emerge con forza anche quando Papa Francesco ricorda che «l’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme», e questo degrado colpisce soprattutto «i più deboli del pianeta», sottolineando l’importanza di un cambiamento radicale verso politiche inclusive, giuste e sostenibili. Il Pontefice denuncia anche la debolezza delle risposte politiche internazionali alla crisi ambientale e sociale, richiedendo una solidarietà globale e un dialogo sincero tra tutte le parti coinvolte.
L’etica nella tecnologia
Papa Francesco non esita a criticare il paradigma tecnologico e consumistico dominante, denunciando che «la tecnologia non è neutrale» e può facilmente «assumere un potere autonomo che rende difficile il controllo responsabile da parte dell’uomo» (LS, 105). Bisogna scongiurare il rischio che l’intelligenza artificiale alimenti un sistema tecnocratico, esacerbando la cultura degli scarti e accrescendo le disuguaglianze tra nazioni.
Questo tema dell’etica nella tecnologia è stato ripreso dallo stesso Pontefice nel suo intervento rivolto ai leader del G7, durante il quale ha espresso preoccupazione per l’uso indiscriminato e non etico dell’intelligenza artificiale. Papa Francesco ha invitato a considerare l’IA come uno strumento che deve servire l’umanità, non dominarla, ricordando la centralità dell’etica nella governance tecnologica globale. Per la prima volta un Papa ha partecipato al vertice del G7 affiancando i più importanti leader mondiali, e ricordando quanto la scienza e la tecnologia siano strumenti straordinari se utilizzati con saggezza e intelligenza umana.


Cosa possiamo fare noi per la Terra?
Oltre alle parole, Papa Francesco ha promosso numerose azioni concrete, tra cui il sostegno esplicito agli Accordi di Parigi sul clima e la convocazione del Sinodo speciale sull’Amazzonia, per evidenziare che la cura ambientale debba accompagnarsi al rispetto delle popolazioni indigene e delle comunità locali, come ci ricorda l’etimologia della parola Sinodo ovvero “camminare insieme”.
Non bisogna pensare che questi sforzi non cambieranno il mondo. Tali azioni diffondono un bene nella società che sempre produce frutti al di là di quanto si possa constatare, perché provocano in seno a questa terra un bene che tende sempre a diffondersi, a volte invisibilmente
Oggi, celebrando la Giornata Mondiale della Terra, raccogliamo la sfida proposta da Laudato Si’ e l’invito alla “cittadinanza ecologica“. Siamo chiamati a diventare protagonisti consapevoli e attivi di una trasformazione sociale e ambientale che privilegi l’etica, l’equità e il rispetto verso tutte le forme di vita. La cura della terra e la promozione della giustizia sociale non sono soltanto scelte possibili, ma imperativi morali necessari per garantire un futuro dignitoso alle prossime generazioni. Questa enciclica rappresenta un invito deciso alla responsabilità collettiva e individuale, spronandoci a un ripensamento etico e radicale del nostro rapporto con la natura e con gli altri esseri umani.



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