Lifestyle

Oceani: la nuova fonte di approvvigionamento della moda?

Oceani e moda, un binomio destinato a diventare sempre più mainstream in quanto a salvaguardia del pianeta e fonte di approvvigionamento di materie prima per l’industria della moda.

Bizzarro ma è così. Gli oceani producono tra il 50 e l’80% dell’ossigeno che respiriamo, ricoprono il 71% della superficie terrestre e sono capaci di assorbire anidride carbonica fino a 1.000 volte più dell’aria. Grazie alla collaborazione con Startupbootcamp FashionTech capiamo insieme in che direzione si sta muovendo la moda per salvaguardare i polmoni blu del pianeta.

La moda unita per gli oceani

Camera Nazionale della Moda Italiana in collaborazione con SDA Bocconi, Sustainability Hub e One Ocean Foundation ha pubblicato il report “Business for Ocean Sustainability – The Fashion Industry”. Il primo documento di analisi che propone soluzioni concrete da applicare lungo tutti gli stadi della filiera produttiva nell’industria della moda per ridurre l’inquinamento degli oceani –dall’estrazione delle materie prime fino allo smaltimento.

Sono stati analizzati i report di sostenibilità di ventotto aziende, il cui risultato ha evidenziato l’importanza della pianificazione strategica a monte. Dall’estrazione e selezione delle materie prime, al design, alla produzione e allo smaltimento, è fondamentale ripensare a tutti i processi per ridurre l’inquinamento degli oceani. Lo studio ha identificato tre fattori chiave da integrare nella strategia di sostenibilità aziendale.

  • Tracciabilità: essenziale per individuare e quantificare l’impatto delle aziende sugli ecosistemi marini
  • Certificazioni: necessarie per incentivare le aziende ad adottare comportamenti trasparenti
  • Collaborazioni e partnership: il rapporto di collaborazione è determinante per la condivisione delle risorse e delle conoscenze utili a garantire un’efficace strategia sostenibile che possa salvaguardare gli oceani. Le attività di ricerca e sviluppo sono altrettanto fondamentali per tutelare gli oceani, identificando nuovi processi produttivi, materiali e attività logistiche che riducano l’inquinamento e affrontino il tema delle microfibre e microplastiche con strategie scalabili e concrete.

È importante quindi fare sistema e rafforzare rapporti di collaborazione con tutte le parti coinvolte, dai fornitori ai consumatori.

Rifiuti che diventano risorse. La moda come volano del cambiamento

Tra i vari rifiuti che affollano gli oceani, le reti da pesca abbandonate, rappresentano una delle più grosse minacce per l’intero ecosistema marino. Oltre ad inquinare gli oceani con macro e microplastiche, esse rappresentano infatti un ostacolo per la vegetazione e per gli animali che vi rimangono intrappolati. Grazie a soluzioni innovative, diversi brand sono riusciti a riutilizzarle, convertendole in materie prime preziose per realizzare capi e accessori.

Il marchio Patagonia, pioniere in tema di tutela ambientale e del quale abbiamo scritto qui, impiega il Netplus per realizzare le tese dei propri cappelli. Il Netplus è un nylon riciclato realizzato interamente da reti da pesca abbandonate negli oceani e raccolte da una comunità locale di pescatori in Sudamerica. Tramite questo progetto Patagonia ha evitato che quest’anno 35 tonnellate di reti da pesca venissero gettate negli oceani, minacciando la biodiversità marina e causando la morte di più di 650.000 animali marini. Il brand inoltre sostiene organizzazioni attive nella tutela degli oceani come All One Ocean e Ocean Blue Project.

patagonia netplus riciclato dagli oceani
Cappello Patagonia realizzato con Netplus

Passando invece dal lato dei produttori di materie prime sintetiche, troviamo Aquafil, l’azienda italiana che ha rivoluzionato il concetto di riciclo nella moda e nel lusso grazie all’invenzione di ECONYL®.

ECONYL® è un filato di nylon rigenerato e riciclabile all’infinito, prodotto attraverso la trasformazione di reti da pesca abbandonate negli oceani (e non solo). Sono in molti ad impiegarlo nelle proprie collezioni da Prada a Gucci, per arrivare fino a Breitling, brand di orologeria svizzera che l’ha inserito in alcuni suoi cinturini.

Outerknown, il brand lanciato da Kelly Slater, utilizza fibre organiche, riciclate o rigenerate per il 90% dei suoi prodotti, grazie anche alla collaborazione con ECONYL®. Non è un caso che il brand abbia un’attenzione particolare per il Pianeta e per gli oceani, essendo stato lanciato dal surfista Kelly Slater, undici volte campione del mondo, il quale sostiene:

È una sensazione meravigliosa essere fieri di ciò che si indossa. È sempre stato il mio obiettivo e spero che voi vi uniate a me in questo viaggio.

kelly slater

Il brand ha anche stretto una partnership con TOMS, creando una linea di sandali realizzati in ECONYL® con la suola in alga Bloom. Il marchio si impegna da tempo a tutelare gli oceani supportando Oceana e proteggendo la biodiversità marina.

outerknown-costumi-da-bagno
Outerknown

Merita una menzione anche il brand spagnolo Ecoalf, che dal 2015 supporta in il progetto internazionale “Upcycling the Oceans” con la sua Fondazione, impegnandosi a rimuovere i detriti marini in tutto il mondo per trasformarli in filati di qualità.

La moda punta sulla Generazione Oceano

Le aziende giocano un ruolo fondamentale non solo in termini di prodotti e servizi, ma anche nell’educazione e nella formazione dei consumatori. I clienti devono essere coinvolti in un processo di co-creazione dei prodotti, oltre ad essere informati sulle nuove abitudini di consumo e su modelli di business innovativi. 

Il Gruppo Prada è in prima linea su questo tema e prosegue il suo impegno nell’educazione delle generazioni più giovani con il progetto “Sea Beyond”, in collaborazione con IOC – UNESCO.

Sempre di più, infatti, le nuove generazioni sono attratte da brand che si attivano per delle cause e che offrono un set valoriale condivisibile, non più solo un prodotto ben fatto. Così il Gruppo Prada ha lanciato un modulo educativo destinato agli studenti delle scuole secondarie di tutto il mondo chiamati a presentare progetti dedicati agli oceani e agli ecosistemi marini ad una giuria di “Sea Beyonders” che premierà i migliori.

Anche i 13.000 dipendenti del Gruppo Prada verranno coinvolti in attività e contest finalizzati a diffondere i principi della “Ocean Literacy”. Nel 2022 il Gruppo Prada inaugurerà l’Asilo della Laguna a Venezia in collaborazione con la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO, in cui una ventina di bambini parteciperanno ad un progetto didattico incentrato sulla cultura dell’oceano, che permetterà loro di diventare i protagonisti della futura Generazione Oceano, entrando in contatto con il mare fin dai primi anni di vita.

L’asilo sarà la prima scuola materna fondata in una laguna. Il progetto segue i principi delle “Scuole Blu”, dove i bambini imparano a sviluppare un senso di responsabilità verso il pianeta e in particolare verso gli oceani.

Lorenzo Bertelli, Head of Corporate Social Responsibility del Gruppo Prada, ha dichiarato:

“Siamo molto orgogliosi del successo riscosso da Sea Beyond, frutto della passione e dell’impegno che la Commissione Oceanografica dell’UNESCO continua a dedicare ogni giorno per promuovere un oceano più̀ responsabile. Oggi siamo lieti di dare avvio ad una nuova fase del progetto, che intende rivolgersi non solo agli studenti di tutto il mondo ma anche ad un pubblico più̀ vasto, con l’obiettivo di coinvolgere le comunità̀ locali e tutti i nostri dipendenti”

C’è solo da tuffarsi nella miriade di opportunità che la moda offre per diventare parte del cambiamento.

No Comments

    Leave a Reply