Il 21 marzo celebriamo la Giornata Internazionale delle Foreste, un’occasione preziosa per riflettere sulla bellezza, la diversità e l’importanza vitale delle foreste del nostro pianeta. Istituita dall’ONU nel 2012, questa giornata invita ciascuno di noi a riconoscere, proteggere e promuovere il ruolo fondamentale che le foreste svolgono nella vita sulla Terra, partecipando a campagne di sensibilizzazione e divulgazione e, perchè no, di piantumazione.
Le foreste rappresentano veri e propri polmoni verdi del pianeta: regolano il clima, purificano aria e acqua, proteggono i suoli dall’erosione e sostengono la vita di miliardi di esseri viventi. Urge quindi fermarsi a riflettere, per sensibilizzare la società globale sull’urgenza di tutelare e ripristinare questi straordinari ecosistemi, indispensabili per combattere il cambiamento climatico, promuovere lo sviluppo sostenibile e mostrare la bellezza della natura.

Senza Foreste non Mangiamo
Quest’anno la Giornata Internazionale delle Foreste è dedicata al tema “Foreste e sicurezza alimentare” per stimolare una riflessione sulla stretta interconnessione tra le foreste, l’alimentazione e la nutrizione degli esseri viventi.
Oltre cinque miliardi di persone infatti dipendono direttamente dalle foreste per cibo, medicinali, materie prime e reddito. Sin dai tempi antichi, più di due miliardi di persone utilizzano la legna come fonte primaria di combustione per cucinare, specialmente i popoli indigeni e gli abitanti delle aree rurali e più remote. In molte di queste regioni, le foreste e gli alberi provvedono al 20% del reddito familiare utilizzato per acquistare cibo e nutrienti importanti. Le comunità rurali e i popoli indigeni si affidano a più di 3200 specie animali presenti nelle foreste per assumere proteine.
Secondo la FAO, il 75% dell’acqua dolce accessibile proviene da bacini forestali, cruciali per irrigare campi agricoli e sostenere la produzione alimentare globale. Grazie alle foreste, 1,7 miliardi di persone che risiedono in grandi aree urbane possono accedere all’acqua fresca e potabile, garantendo sia la sicurezza idrica che alimentare. Approfittiamo di questa occasione per ricordare che anche domani è un giorno importante: la Giornata Mondiale dell’Acqua.


Foreste: la Soluzione più Avanzata contro il Cambiamento Climatico
Le foreste sono i principali alleati naturali nella lotta ai cambiamenti climatici, grazie alla loro capacità di immagazzinare enormi quantità di CO₂. Secondo il rapporto IPCC (Sixth Assessment Report, 2021), le foreste mondiali assorbono circa 2,6 miliardi di tonnellate di CO₂ all’anno, contribuendo a mitigare quasi un terzo delle emissioni globali derivanti da attività umane.
Inoltre, esse ospitano l’80% delle specie terrestri conosciute, tra cui milioni di insetti, migliaia di mammiferi e uccelli, e innumerevoli varietà vegetali. Alcuni studi della FAO dimostrano che una foresta diversificata immagazzina fino al 30% in più di CO₂ rispetto a monocolture, oltre a garantire una maggiore resilienza a eventi estremi come incendi e tempeste. È importante riflettere su questi dati, se pensiamo che spesso gli alberi vengono abbattuti per creare spazio destinato a monoculture per la coltivazione di alimenti richiesti dalle nostre diete o da quelle degli animali negli allevamenti.
La deforestazione rappresenta quindi una minaccia ancora più grave. Non solo tagliando gli alberi viene sprigionata la CO₂ immagazzinata, ma vengono rasi al suolo habitat di decine di migliaia di esseri viventi, mandando in tilt l’ecosistema. Inoltre, si favorisce il verificarsi di fenomeni estremi, non solo ambientali, ma anche sanitari come l’aumento delle zoonosi e la diffusione di malattie infettive, causate dalla perdita di habitat e dall’avvicinamento tra animali selvatici e comunità umane. Secondo Greenpeace, ogni anno il pianeta perde circa 10 milioni di ettari di foresta, l’equivalente della superficie del Portogallo.


I Custodi delle Foreste
I popoli indigeni svolgono un ruolo determinante nella salvaguardia delle foreste. Rappresentando solo il 5% della popolazione mondiale, sono in grado di proteggere efficacemente circa l’80% della biodiversità globale grazie alle loro tecniche tradizionali, alla gestione sostenibile del territorio e a conoscenze ancestrali tramandate nel tempo. I popoli indigeni sono dei veri e propri “custodi delle foreste”: gestiscono aree protette, prevengono incendi e promuovono la diversificazione ecologica attraverso pratiche agricole sostenibili.
Anche in vista della COP30 a Belém, sarebbe auspicabile promuovere l’innovazione attraverso una collaborazione tra ricercatrici, tecniche e popolazioni indigene per implementare nuovi metodi e strumenti riducendo al minimo i rischi e gli shock culturali per le persone locali.
Questo approccio potrebbe essere adottato anche nei processi decisionali, coinvolgendo le nuove generazioni e le donne. Queste ultime categorie sono infatti le più vulnerabili e dipendenti dallo stato di salute delle foreste, pertanto la loro inclusione porterebbe a nuove prospettive e conoscenze fondamentali per prevenire e migliorare la gestione attuale delle proprie “Case”. La partecipazione delle popolazioni locali assicura inoltre una giusta distribuzione delle risorse naturali ed economiche derivanti dagli ecosistemi forestali, spesso attaccati e acquisiti da governi e/o multinazionali restie a distribuire il valore generato, anche a fronte di cospicui danni e degrado delle aree prese in gestione.


Insieme alle Foreste, rinasce la Speranza
Il Costa Rica è uno dei più straordinari esempi di recupero e gestione sostenibile delle foreste. Negli anni ’40, circa il 75% del territorio costaricano era coperto da foreste. Tuttavia, a partire dagli anni ’50, il paese ha attraversato una drammatica deforestazione a causa dell’espansione agricola e del disboscamento per la produzione di legname. Negli anni ’80, la copertura forestale era scesa a poco più del 25%, mettendo a rischio non solo la biodiversità ma anche la qualità della vita delle popolazioni locali.
La svolta è arrivata negli anni ’90, quando il governo costaricano ha adottato misure innovative per contrastare questa crisi ambientale. Tra le politiche più efficaci c’è stato il programma di Pagamento per Servizi Ecosistemici (PES), che ha introdotto incentivi economici per incoraggiare i proprietari terrieri a proteggere, rigenerare e riforestare le loro terre. Il programma riconosce il valore economico degli ecosistemi forestali, offrendo compensazioni finanziarie per i benefici che le foreste forniscono, come la purificazione dell’acqua, il sequestro di carbonio e la conservazione della biodiversità.
Grazie a queste politiche, il Costa Rica ha riportato la copertura forestale al 60% del territorio nazionale negli ultimi decenni, diventando un modello globale di riforestazione. Questo successo non solo ha migliorato la qualità dell’aria e dell’acqua, ma ha anche incrementato il turismo ecologico, che rappresenta una significativa fonte di reddito per l’economia locale.


La Foresta Amazzonica: Polmone Verde del Mondo
Quando si parla di foreste, non si può non citare la Foresta Amazzonica che copre circa 6,7 milioni di km², ospitando circa il 10% delle specie conosciute del pianeta. Oltre al suo ruolo cruciale nella regolazione del clima globale, l’Amazzonia è nota per il fenomeno unico dei “fiumi volanti”, magistralmente catturati nelle foto di Sebastião Salgado.
Questi fiumi non sono corsi d’acqua visibili, ma flussi di vapore acqueo trasportati dall’evapotraspirazione della foresta. Gli alberi dell’Amazzonia, grazie alle loro immense chiome, rilasciano nell’atmosfera enormi quantità di umidità, che poi viaggia con i venti fino ad altre regioni del Sud America. Si stima che questi flussi contribuiscano a generare piogge vitali per l’agricoltura di paesi come l’Argentina, il Paraguay e persino aree lontane del Brasile.


La distruzione della foresta amazzonica, che ogni anno perde circa 1,3 milioni di ettari, mette a rischio non solo la biodiversità unica, ma anche questo delicato sistema idrico che supporta la vita di milioni di persone.
Sebastião Salgado, fotografo di fama mondiale, e sua moglie Lélia Wanick Salgado hanno fondato l’Instituto Terra, un’organizzazione dedicata alla riforestazione e al recupero degli ecosistemi degradati nella regione di Aimorés, in Brasile. Il loro progetto è iniziato nel 1998, quando decisero di ripristinare l’antica foresta pluviale nella loro terra natale, devastata dall’agricoltura intensiva e dal disboscamento.
Attraverso l’Instituto Terra, i Salgado hanno piantato oltre 2,7 milioni di alberi, trasformando una regione arida in un’oasi verde e dimostrando l’immenso potenziale della riforestazione. Questa iniziativa ha contribuito a:
- Migliorare il ciclo dell’acqua, ripristinando sorgenti prosciugate.
- Aumentare la biodiversità: oltre 170 specie di uccelli, 33 specie di mammiferi e 15 specie di anfibi e rettili sono tornati nell’area.
- Assorbire anidride carbonica dall’atmosfera, contribuendo alla mitigazione del cambiamento climatico.
La visione dei Salgado non si limita al recupero ambientale, ma comprende anche programmi educativi per sensibilizzare le comunità locali sull’importanza della sostenibilità.
Le Foreste: la Nostra Casa, il Nostro Futuro
La Giornata Internazionale delle Foreste ci ricorda che il nostro futuro dipende dalla nostra capacità di proteggere e valorizzare questi ecosistemi meravigliosi. Investire in foreste significa investire nella nostra salute, nella nostra sicurezza alimentare e climatica, e nella salvaguardia della biodiversità. Il Costa Rica, Sebastião e Lélia Salgado, i popoli indigeni e la maestosa foresta amazzonica ci mostrano come la rigenerazione e la conservazione delle foreste non siano solo necessarie, ma anche possibili. Con sforzi congiunti tra governi, comunità locali e iniziative globali, possiamo invertire i danni che abbiamo causato e garantire un futuro, a noi e al nostro pianeta. Che sia attraverso incentivi economici, azioni di riforestazione o tecniche indigene, le soluzioni esistono già. Sta a noi adottarle e custodire i tesori naturali che rendono la Terra un luogo vivibile e straordinario.




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